Pioli, Di Francesco, Sarri, Spalletti, Semplici, Guidi, Prandelli... e ora anche Gasperini, Di Biagi
- 5 mag 2017
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Ancora un mese alla fine del campionato, una qualificazione europea a cui la società dice ancora di voler puntare (ma sembra più la storia della volpe e l'uva al contrario...), una rivoluzione di mercato tante volte annunciata da Corvino alle porte ma il nodo da sciogliere resta, prima di tutto, quello dell'allenatore. Sousa non ha solo le valigie in mano ma ha anche il passaporto e il visto già timbrato, casomai volesse puntare su eventuali destinazione più esotiche, e quindi il tifo viola si concentra ormai da settimane su quella che è la ricerca, da parte della proprietà, del tecnico che possa far ri-innamorare la piazza, riaccendendo i sogni di una città intera. E quindi, vai con la smitragliata di nomi e cognomi.
La lista nelle mani di Corvino, o meglio, la lista che giornali e tv mettono nelle mani di Corvino è lunga quanto quella della spesa per una famiglia di otto persone, carrelli pieni di nomi, di voci, di candidature ma... saranno tutte vere e attendibili? Pare proprio di no ma andiamo con ordine. In lizza, per davvero, ci sono sicuramente Pioli e Di Francesco. Il primo pare molto gradito alla proprietà, ha l'indubbio vantaggio di conoscere Firenze e i fiorentini ma è sotto contratto con l'Inda, pardon l'Inter. In tempi non sospetti Corvino avrebbe incontrato il tecnico nerazzurro per sondarne la disponibilità ma, in quell'occasione, ci si fermò ad un reciproco scambio di "gradimento", nel senso che il Corvo manifestò a Pioli l'apprezzamento viola per il suo lavoro, confermandolo come prima scelta per il futuro della Fiorentina e lo stesso Pioli si disse lusingato e ben disposto ad un'eventuale trasferimento in riva all'Arno. In quel periodo, però, le sue quotazioni in casa interista erano ancora alle stelle e la sua riconferma era praticamente scontata, tanto che lui espresse la propria volontà di dare priorità al progetto Inter, prima di sondare altre strade. Da parte sua Corvino, fedele al proprio mantra di non trattare allenatori sotto contratto con altre squadre, incassò il gradimento ma iniziò i colloqui per trovare soluzioni alternative, senza però ovviamente abbandonare la pista Pioli che, a tutt'oggi resta la più gradita e la più probabile. Anche perché oggi le sue chance di restare a Milano sono quanto quelle di un ramarro sulla corsia di sorpasso della Firenze-Mare.
Capitolo Di Francesco. La sua capatina a Firenze, fatta tanto alla luce del sole da destare ben più di qualche sospetto, ha sortito l'effetto di far capire a chi di dovere (capito Pioli?) che la Fiorentina si stava continuando a muovere. Tutto teatro? Sicuramente no, perché il tecnico del Sassuolo è effettivamente un papabile, anzi papabilissimo per la panchina viola, forse anche più capace di riaccendere l'entusiasmo dei tifosi rispetto a Pioli, anche perché il suo approdo a Firenze potrebbe fare da viatico per qualche buon affare in entrata proprio dal Sassuolo, anche se il ventilato arrivo di Berardi è da considerarsi buono solo per far vendere qualche copia in più ai giornali. A nostro avviso, ad oggi, il buon Eusebio resta comunque in pole position per la panchina della Fiorentina, sebbene il distacco da Pioli sia di quelli da sorpasso all'ultima curva.
A testimonianza del fatto che lo sport cittadino sia diventato quello di provare a imbonire i tifosi con nomi sparati a caso, nelle scorse settimane si erano fatte largo anche le fantomatiche candidature di Semplici e Guidi, nomi accattivanti per carità, ma davvero qualcuno potrebbe pensare di mettere in mano questo momento così difficile della Viola a due allenatori ancora del tutto avulsi dal giro delle prime squadre delle grandi società? Suvvia, siamo seri! Qui ovviamente non si discutono le capacità e i valori dei due tecnici, sia chiaro. Semmai si discute il fatto che abbiano l'esperienza necessaria per gestire a dovere un passaggio così delicato per la Fiorentina come la rifondazione che, in estate, sarà necessario mettere in cantiere. Senza contare che c'è da riconquistare l'amore di una città intera. Decisamente troppo per un esordiente come sarebbe uno di loro.
Una valutazione a parte merita invece la candidatura di Cesare Prandelli. Ancora molto amato da tanti tifosi viola, che ne accoglierebbero il ritorno a Firenze a braccia aperte, Prandelli è forse, di tutti i nomi saltati fuori in queste settimane, il meno probabile visto il rapporto ancora glaciale con i fratellini di Casette d'Ete, da sempre poco inclini al "perdono calcistico". Il dopo-Nazionale non è stato per lui un granché e c'è il rischio che il cavallo di ritorno possa azzopparsi ancor prima di cominciare a trottare.
In questi giorni, poi, Corvino pare abbia bussato anche alla porta di Giampiero Gasperini, il cui telefono in questi giorni squillava con la stessa frequenza con cui la sua Atalanta stupiva tutti in campionato. In questo caso, però, la risposta è stata un cordiale "No, grazie". Nelle fantasie dei tifosi viola poi hanno aleggiato anche altri due nomi: quello di Maurizio Sarri e quello di Luciano Spalletti. Il primo però ha una grossa controindicazione: se (e sottolineiamo se) dovesse lasciare Napoli, sarebbe per una squadra da vertice, magari proprio Roma, che possa muoversi sul mercato con quella stessa disinvoltura di cifre e ingaggi che la Fiorentina ha manifestato più volte di non essere disposta a sostenere. Lucianone da Certaldo invece ha dimostrato più volte di essere più che stuzzicato dall'idea di mettersi alla prova nel catino del Franchi. L'eventuale riduzione dell'ingaggio, nel suo caso, potrebbe (il condizionale è d'obbligo) anche non rappresentare un problema, di fronte al gusto rappresentato dalla sfida ma la sua volontà, manifestata anche negli ultimi mesi romani, è quella di avere un ruolo di primo piano, più vicino al manager che al semplice allenatore. Lui, per intendersi, non accetta "di fare la frittata con le uova che gli mettono a disposizione", lui le uova vuole andarsele a scegliere e comprare al mercato in prima persona o, almeno, avere i titoli per accompagnare e dirigere queste scelte in maniera molto pesante. E qui Corvino, statene certi, si metterebbe più che di traverso.
Notizia delle ultime ore, poi, il taccuino della Fiorentina si sarebbe arricchito di altri due nomi: quello di Di Biagio e quello di Di Matteo. Attendibilità? Ben poca. L'ex-romanista era stato accostato alla panchina della Fiorentina già tempo addietro ma più per arricchire una lista ancora piuttosto corta che per reale interesse di una delle due parti in causa. Su Di Matteo il discorso potrebbe essere analogo, anche se dopo le esperienze altalenanti all'estero sembra proprio che possa voler tornare a mettersi alla prova in patria. Sulla panchina della Fiorentina? Ma quando mai...






























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